Il seme di Bastoni nei Tarocchi

Asso di bastoni

Quando il faraone fu vicino, gli Israeliti alzarono gli occhi: ecco, gli egiziani marciavano dietro di loro! Allora gli Israeliti ebbero paura e gridarono al Signore. E dissero a Mosè: è forse perché non c’erano sepolcri in Egitto che ci hai portati a morire nel deserto? […] Non ti dicevamo in Egitto ‘lasciaci stare e serviremo gli egiziani, perché è meglio per noi servire in Egitto che morire nel deserto’?

[…] Il Signore disse a Mosè: Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino. Tu intanto alza il bastone , stendi la mano sul mare e dividilo, perché gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto.  (Esodo 14:10-15)


Come ci dice questo passo della Bibbia, il seme di bastoni ha il segno del comando. Il seme è correlato al periodo del Neolitico quando le tribù iniziarono a diventare stanziali e cessarono le lotte per il possesso della terra. Nascono agglomerati di persone, villaggi. Finalmente non era indispensabile uccidere per mangiare, ci si poteva nutrire anche di cereali e di altri alimenti di natura vegetale.

Nell’Asso il bastone, che arriva con una mano dal cielo come in tutti gli altri assi del mazzo Rider Waite Smith, ha germogli. Un seme fruttuoso, quello dei bastoni, che conserva e fa crescere i possedimenti.

L’elemento a cui è legato questo seme è naturalmente la terra.

Analizzando questo elemento scopriamo che tutto ciò che si manifesta con un corpo solido appartiene alla terra, che la qualità principale della terra è la conservazione, ha una grande resistenza al cambiamento.elemento terra

Il temperamento correlato alla terra è il temperamento malinconico:

in questo temperamento la sostanza solida ha un ruolo preponderante: I Greci parlavano di ciò quando affermavano che nel malinconico la terra sta in primo piano. Per terra essi intendevano proprio la massa solida visibile, il terreno, le pietre, tutto ciò che è asciutto  se viene preso a sé. Le rocce calcaree – che ogni uomo ha nelle ossa – tormentano di più e in modo persistente il malinconico rispetto agli altri uomini. […] senza saperlo l’uomo soffre per la pesantezza terrestre del suo corpo, lo sente in modo troppo intenso. (I quattro temperamenti – Norbert Glas)

Il seme di bastoni quindi è correlato a tutto questo, e naturalmente come in ogni campo dell’esistenza umana rappresenta tutte quelle strategie che sono elaborate per superare queste difficoltà.

nove di bastoni

 

Questo nove di bastoni ben rappresenta la tendenza al possesso, la diffidenza verso il mondo esterno. Il volto del giovane è attento a che i suoi bastoni, conquistati con fatica, non gli siano sottratti. In questo agire, però, ha creato una sorta di prigione intorno a sé.

 

Ma altre carte ci parlano di progetti concreti, di viaggi programmati, di scoperta del mondo materiale. E’ il caso del due e del tre di bastoni, dove un giovane comincia a pensare alla sua vita autonomadue tre di bastoni (due) fino a concretizzare nella partenza per un viaggio il suo sogno (tre).

Un seme che parla di concretezza, di situazioni che hanno bisogno di soluzioni pratiche, dove il possesso prende una importante parte nella quotidianità. Ogni bastone è piantato nel suolo, da dove trae il nutrimento per germogliare in una nuova conquista. In un gioco molte carte di bastoni stanno a significare il bisogno di solidità, di trovare una sicurezza materiale o spirituale.

 

La serie delle Carte di Corte vede un Paggio che guarda il suo bastone, con fare da Narciso. Il Cavaliere invece è molto ben bardato, come d’altronde il suo cavallo. Da poco ha trovato il modo di conquistarsi un po’ di ricchezza materiale, e non esita a mostrarlo al mondo. La Regina, col suo gatto nero, fa capire di essere un’abile manipolatrice, e che la corte è nelle sue mani. Il Re è solidamente seduto sul suo trono di pietra con la salamandra vicino, simbolo di forza contro le avversità.

 

Una gran parte degli aghi di pino è appena caduta. Guarda il tappeto di aghi marrone chiaro sotto quest’albero: come giace leggero sopra l’erba, e quel grande masso, e la parete, posandosi fitto sulla cima e sulle cenge, e sui cespugli e il sottobosco, sospeso con leggerezza. Gli aghi non sono ancora piatti e rossastri, ma di un marroncino più delicato e riposano leggeri come bastoni da giocoliere appena caduti. Il terreno ne è quasi nascosto. Con quanta bellezza essi muoiono, dando con allegria il loro contributo annuale al suolo. Cadono per risorgere. Quasi sapessero che non è stato un solo deposito annuale a creare questo ricco terriccio in cui crescono gli alberi di pino. vivono nel suolo di cui accrescono la fertilità e il volume, e nelle foreste che da esso spuntano. (Henry David Thoreau , Diario -16 ottobre 1857)

Il seme di Spade nei Tarocchi

All’origine il gioco delle carte proviene dall’oriente, probabilmente dalla Cina, dall’India e, passando per la Spagna e per i guerrieri delle Crociate, arriva finalmente in Italia intorno al XIV secolo. Varia è la natura dei semi, a seconda del territorio e del popolo che utilizza le carte da gioco. In Italia, nel  1300, è facile identificare i quattro semi delle carte con le quattro fasce sociali: le spade corrispondono ai guerrieri, gli ori ai commercianti, le coppe ai religiosi e i bastoni agli agricoltori.


 

Parlando del seme di Spade, come ho già analizzato in questo articolo, la corrispondenza che viene più spontanea è quella con l’elemento fuoco.

Dall’Asso  al Dieci di Spade, infatti, il cammino è costellato di difficoltà, di

momenti di sospensione della capacità di comprendere ciò che accade, di delusione, di sofferenza. È il seme dei guerrieri, del confronto continuo con la sofferenza. Una scuola di vita dura e senza sconti, che porta però alla comprensione più profonda della realtà, alla consuetudine alle difficoltà e di conseguenza a una forza superiore.

Il fuoco sopraggiungendo giudicherà e condannerà tutte le cose. (frammento 66)

Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come il fuoco, quando si mescola ai profumi e prende nome dall’aroma di ognuno di essi. (frammento 67)

Tutte le cose sono uno scambio del fuoco, e il fuoco uno scambio di tutte le cose, come le merci sono uno scambio dell’oro e l’oro uno scambio delle merci. (frammento 90)

Eraclito- Frammenti

Immagino la casa delle Spade come un grande castello scozzese, immerso nella natura lussureggiante della campagna del nord della Gran Bretagna. La natura è lussureggiante perché piove sempre, l’umidità entra nelle ossa e raramente c’è il conforto di un raggio di sole. Oscurità, temporali, sentieri ombrosi costeggiati da grandi alberi antichi. Il castello è poco illuminato, ci sono ritratti degli avi nelle stanze principali e tutto ha un’atmosfera color grigio molto scuro o  nero. Dormire al caldo non è facile, nel Castello di Spade,  in quanto è pieno di spifferi gelati, e le finestre non si chiudono bene. Le abitanti e gli abitanti di questo castello non sono per niente accoglienti, anzi. Una Regina e un Re guerrieri, un Cavaliere molto arrabbiato che cavalca furioso controvento e un piccolo, dolce Fante che, per sfuggire a questo inferno relazionale, diventa idealista, e immagina un futuro dorato e caldo per sé, ma non è capace di costruirlo, in quanto è intrappolato nel Castello di Spade.

“Eraclito dice che l’essenza di tutto è il fuoco. Il fuoco è un bel simbolo. Ti dà energia dinamica e sta a indicare che l’esistenza è un’energia dinamica, dialettica, che si evolve per conto suo. […]

La verità è energia.

Puoi sentirlo qui e ora: sei energia. Il canto degli uccelli nel bosco è energia, gli alberi che si innalzano verso il cielo sono energia; il movimento delle stelle, il levarsi del sole ogni mattino: tutto è energia. E l’energia non è né buona né cattiva, è sempre neutrale. Quindi non c’è bisogno di inventarsi un diavolo, non c’è nessun bisogno di spiegare niente, tanto l’energia è neutrale”.

Osho – L’armonia nascosta , Discorsi sui frammenti di Eraclito.

Il seme di Spade insomma ci insegna molto. Ci esorta a assorbire da ogni situazione, anche la più complicata, il succo puro e vivace dell’esistere. Con le Spade abbiamo la scelta fondamentale. Guardare tutto in bianco e nero, giudicare ogni cosa sulla base degli opposti, appiccicare l’etichetta ‘bene o male’ ‘giusto o sbagliato’ ‘buono o cattivo  ‘bello o brutto’  oppure vivere  con semplicità quello che accade, imparando da ogni cosa.

L’armonia nascosta vale di più di quella che appare. (frammento 54)

Non comprendono come, pur discordando in se stesso, è concorde: armonia contrastante, come quella dell’arco e della lira. (frammento 51)

Eraclito – Frammenti

Infatti, come ci suggerisce Eraclito, è nella guerra, nella lotta fra gli opposti che si trova l’armonia nascosta, come la musica che scaturisce dalla lotta fra l’archetto e la lira. Da questa opposizione, da questo sfregamento, nasce qualcosa di misterioso, inspiegabile e bellissimo: la musica.

Il temperamento associato al fuoco, e perfettamente coerente con il seme di Spade, è il temperamento collerico.

“Fra le favole di Grimm ve n’è una che descrive in modo particolarmente felice un tale scoppio di collera in un essere elementare, in ‘Strepitolino’. Quando egli si vede derubato del potere perché la regina dice il suo vero nome ‘Ti chiami forse Strepitolino?’, egli esplode ‘te l’ha detto il diavolo, te l’ha detto il diavolo’ grida il piccolo uomo e per lo sdegno calca il piede così forte che sprofonda fino al  busto’ . Questa descrizione è assai fedele poiché il collerico da un lato può essere completamente consumato nel fuoco interiore, ma dall’altro è sempre esposto al pericolo di rimanere imprigionato nell’elemento opposto”.

Norbert Glas – I quattro temperamenti, sulla strada dell’autoconoscenza

Il temperamento collerico  è, come si può dedurre dal nome, incline agli scoppi d’ira. Passionale, è tradizionalmente legato al fuoco e Ippocrate lo associava al fluido corporeo della bile. Si associa ai segni zodiacali di Fuoco, Ariete, Leone e Sagittario.

Il Cavaliere di Spade è proprio la rappresentazione del temperamento collerico come lo immaginiamo.


In conclusione, le Spade tradizionalmente sono considerate le carte del dolore: il fuoco fa inevitabilmente male bruciandoci. Sono gli arcani minori che indicano l’intelligenza mentale, che si affina con le difficoltà. Le carte di Spade corrispondono all’elemento fuoco. Ricordano la prima fase dell’umanità, quando per sopravvivere occorreva cacciare, cioè uccidere per mangiare.

La mente nei Tarocchi è rappresentata dal Seme di Spade: una serie difficile, in cui vengono considerate le difficoltà, gli ostacoli, i blocchi che incontriamo. Nascosta nell’arcano minore di Spade, però, c’è anche la soluzione al problema che stiamo affrontando. I Tarocchi di Spade sono fuoco che brucia, attraverso la sofferenza, i residui delle esperienze passate che ancora pesano sul nostro presente: è il discernimento, la facoltà mentale di scegliere per il meglio, con la consapevolezza che ogni scelta comporta un sacrificio.

tratto da Tarocchi: dal caos al cosmos – Archan Paola Migliori

Il seme di Spade come Elemento Fuoco

“Ieri pomeriggio il tempo si era fatto nebbioso e freddo. Avrei quasi preferito starmene nel mio studio presso il focolare, che avventurarmi per la landa e il fango alla volta di Wuthering  Heights. Ma, risalito dopo pranzo con tale proposito […], appena varcata la soglia scorso lì dentro una ragazza che, inginocchiata davanti al fuoco e circondata da scope e secchi di carbone, estingueva le fiamme con mucchi di cenere, sollevando un polverone infernale.  Tale vista mi fece ritornare immediatamente sui miei passi e, preso il cappello, uscii. Dopo quattro miglia arrivai al cancello del giardino di Heathcliff che già cadevano dei fiocchi di neve, appena in tempo per sfuggire alla bufera.

Alla sommità della collina la terra nericcia era indurita dal gelo, e il freddo mi faceva rabbrividire. Non riuscendo a togliere la catena, spiccai un salto al di là del cancello e, fatto di corsa il sentiero lastricato, lungo il quale crescevano miseri cespugli di uva spina, battei alla porta fino ad averne le dita indolenzite, ma invano: soltanto i cani ulularono in risposta”. [1]


Un’osservazione che spesso emerge, da parte di chi ha letto Tarocchi: dal caos al cosmos,  riguarda la corrispondenza del seme di Spade con l’elemento Fuoco. In effetti gli studiosi e le studiose di Tarocchi in genere attribuiscono alle Spade la corrispondenza con l’elemento Aria. Nel mio lavoro è stata fatta una scelta diversa: perché?


spiegazione Seme di Spade nel libro Tarocchi: dal caos al cosmos

Leggere i tarocchi non può essere definita una scienza esatta, e non si possono porre dei limiti all’immaginazione individuale nella interpretazione delle carte. Esiste quindi una assoluta libertà di movimento e di interpretazione, e ognuno, in base alla sua esperienza personale di “amicizia” con quella carta o con quel seme, maturerà la sua interpretazione.


Associo il seme di Spade al momento della Storia in cui gli esseri umani per poter mangiare dovevano cacciare, quindi per sopravvivere dovevano uccidere degli animali. Mors tua vita mea, insomma. Un mondo duro, difficile per le asperità del quotidiano, che fatichiamo a immaginarci. Il fuoco è l’elemento che brucia, che ferisce, e che allo stesso tempo cauterizza le ferite: il fuoco mette a nudo, ci spinge a lottare per la nostra sopravvivenza, ci aiuta a evolvere perché finalmente impariamo a cuocere i cibi. Il fuoco è un’energia che dobbiamo imparare a domare, per farcela tornare utile. È così anche per il pensiero, è così anche per le difficoltà quotidiane. Tutti i guai, i problemi, sono lì per insegnarci a domare le energie primordiali, necessarie alla sopravvivenza.


Sento profondamente che la sequenza di Spade rappresenta questa fase, nella vita di ognuno di noi: la fase in cui avvengono i contrattempi, le difficoltà, quando spesso non sappiamo che pesci pigliare e sentiamo dentro qualcosa di simile alla disperazione, cioè la mancanza di speranza. Tutto questo arriva per insegnarci a domare queste energie, e nel contempo per farci vivere fino in fondo tramite il nostro Ego, sperimentare il senso di importanza personale, e sentire la sofferenza che ne consegue. Una serie di carte che parla di egoismo, sopraffazione, sofferenza, a parte l’Asso.

 

L’Asso di Spade rappresenta la consapevolezza pura e limpida come la luce che attraversa il cristallo di rocca. È infatti quello il tesoro da trovare, in mezzo a tutte le tumultuose vicende che le carte di Spade ci suggeriscono.

 

 

 

 

 

[1] Cime Tempestose – Emily Brontë , Garzanti editore S.p.A., 1965,1981

σχολή (scholḗ)

John William Waterhouse Dolce Far Niente
John William Waterhouse Dolce Far Niente
John William Waterhouse Dolce Far Niente

σχολή (ozio)

Il termine ozio era espresso dai Greci con la parola σχολή (scholḗ) che, secondo un’interpretazione etimologica, significava inizialmente “tempo libero” per cui l’ozio indicherebbe il possedere del tempo da usare in attività disinteressate, come lo studio, con senz’altro fine che la conoscenza o la contemplazione intima di se stessi.  Un bene prezioso, oggigiorno, quando siamo costretti e costrette a ritmi tutt’altro che naturali dalle mille cose da fare: il fare è un imperativo categorico, produrre, riprodurre e prendersi cura sono il tessuto del nostro quotidiano. Tutte attività lodevoli, tanto che è normale sentirsi dire che l’ozio è il padre dei vizi.

Mi sono domandata quando ho trovato il tempo per pensare prima di agire. L’unica risposta che ho trovato, frugando nella mia esperienza personale, è stata che il tempo per  riflettere l’ho rubato ai miei doveri, e  sono felice di averlo fatto.

Per interrompere il ritmo incessante che ci porta come pietre a rotolare verso valle dalla cima della montagna, senza sapere o governare la nostra direzione,  con l’unico imperativo di andare, andare a tutti i costi, bisogna semplicemente fermarsi.

Giocare con i tarocchi è un’ottima scusa, un modo per riflettere sul presente, riconoscere i progressi rispetto al passato, vedere qual è stato il punto di partenza e il cammino percorso fino ad ora. Per questo motivo ho pensato di creare eventi su vocazione, desiderio e amore, tre argomenti che non sono parte del  processo produttivo, riproduttivo e di cura, ma che intessono la nostra quotidianità.

Anima gemella o Amore Universale?

Anima gemella o Amore Universale?

Parlare di tarocchi significa, il più delle volte, parlare d’amore. E’ bellissimo esplorare le potenzialità di una relazione con le carte, lasciarsi andare a fantasie e immaginazione sui futuri possibili. Il problema è che siamo così martellati da condizionamenti esterni sulla sessualità e l’amore che non riconosciamo più il nostro desiderio.

Entrare in contatto con il proprio sentire naturale, originale, è più complicato di quel che si immagina: conosco il mondo femminile, e mi sono resa conto che quello che cerchiamo non è il nostro desiderare, ma il desiderio che l’altro ha di noi,  insomma ci facciamo oggetto e non  soggetto dell’amore.

Siamo tutti e tutte abituati a pensare di aver bisogno di qualcuno che ci completi, perché pensiamo che nella nostra solitudine ci manchi un pezzo: sarà la verità? È vero che abbiamo bisogno dell’altra metà di noi, e che questa è una e una sola? Sarà vero che esistono due generi, il maschile e il femminile, e che ognuno di noi è fisiologicamente donna o uomo e tutto quello che esce da questo schema va rimosso?

Con questo bagaglio di idee preconcette da trasportare come facciamo a sapere cosa vogliamo?

L’unica possibilità è tornare all’origine del nostro bisogno, che a volte si presenta come desiderio. Il desiderio è come il filo di Arianna, seguendolo troviamo l’uscita verso i nostri veri bisogni.

A volte creiamo un sabotatore per difenderci dai pericoli dell’amore! Abbiamo paura di soffrire, abbiamo paura di lasciarci andare, di aprirci, e non sappiamo cosa possa succedere se l’altro/a ci vede nudi, con tutte le nostre fragilità.

C’è stato un motivo preciso per cui abbiamo creato un sabotatore nella nostra mente. Era una difesa da qualcosa di dolorosamente inaccettabile, che volevamo evitare a tutti i costi. Magari tutto questo era vero per il bambino/la bambina che siamo stati/e, ma ora, adulti, possiamo guardare in faccia le nostre paure, senza timore di esserne coinvolti troppo.

Per fare questo occorre rinunciare a qualcosa del passato a cui siamo molto attaccati, un’abitudine fisica o mentale che permea la nostra vita e che rende tossiche le nostre relazioni. Sappiamo che quell’abitudine è arrivata a noi per proteggerci dal male, ma ora siamo pronti a lasciarla andare, ringraziando per tutto il comfort che ci ha fatto provare.

Dove trovo la felicità? Come devo muovermi nel cammino della vita per andare verso l’amore, la luce, il positivo? Per incontrare anche i fastidi, i dolori con una disposizione d’animo positiva, per ricercare l’opportunità in ogni cosa che questo giorno mi porta?

Prendiamo un po’ di carte per farci guidare in questa nuova avventura esistenziale. Buon viaggio.


Ecco un suggerimento di lettura:

– una carta per il mio bisogno di amore;

– una carta per il sabotatore dei miei progetti amorosi;

– una carta per quello a cui posso rinunciare del mio passato;

– una carta per la felicità del mio cuore.

 

 

Il desiderio

All’interno di ogni desiderio lottano un monaco e un macellaio.
Emil Cioran

 

Desiderio

Il desiderio è sempre stato oggetto di molteplici interpretazioni: tutte le religioni, il mondo del lavoro e della produzione, hanno sempre condannato questa funzione psicologica, considerandola come non funzionale al corretto comportamento umano. Anzi, il desiderio devia dalla giusta strada, ci fa dimenticare i nostri doveri, portandoci nel mondo dell’immaginazione.

Infatti è anche il filo di Arianna che ci aiuta ad uscire dal labirinto della ragione, dagli schemi delle abitudini, ed è lì che la nostra vera vita si fa sentire, è lì che l’energia vibra.

Ci sono tanti tipi di desiderio: per esempio, il consumismo ci induce a voler soddisfare i nostri desideri  immediatamente. La conseguenza è rimanere intrappolati nei paradigmi, nelle abitudini compulsive. Cioè crediamo che ottenendo quella cosa si risolverà tutto. E poi non si risolve nulla, quindi creiamo un nuovo desiderio da esaudire assolutamente, il più in fretta possibile.

Entriamo in una spirale senza fine, il cui filo rosso è l’aspettativa.


Desire – Tarocchi di Osho

Carta DESIRE dei Tarocchi di Osho

C’è una storia Sufi molto famosa. Un imperatore stava uscendo dal suo magnifico palazzo per la sua passeggiata mattutina quando incontrò un mendicante. Gli chiese: “Cosa vuoi?” Il mendicante rise e disse: “Me lo stai dicendo come se tu potessi realizzare il mio desiderio!” Il re si offese. Disse” Certo che posso realizzare il tuo desiderio. Qual è? Dimmelo!” Il mendicante rispose: “Pensaci due volte prima di promettere qualcosa”.
Il mendicante non era un mendicante normale, era il Maestro del re in una vita passata. E aveva promesso che in quella vita “Verrò e cercherò di svegliarti nella tua prossima vita. In questa hai perso l’occasione di risvegliarti, ma io tornerò”. Naturalmente il re aveva dimenticato tutto questo -chi ricorda le sue vite passate? – e così insistette: “Esaudirò ogni richiesta che farai. Sono un imperatore molto potente; cosa puoi desiderare ch’io non ti possa dare?”
Il mendicante disse: “Ho un desiderio molto semplice. Vedi la mia ciotola per l’elemosina? Puoi riempirla con qualcosa?”
L’imperatore disse “Naturalmente!”, chiamò uno dei suoi visir e gli disse: “Riempi la ciotola di quest’uomo di denaro”: Il visir andò, prese il denaro e lo versò dentro la ciotola. Il denaro scomparve. Ne versò ancora e ancora e nel momento in cui versava il denaro scompariva. La ciotola per l’elemosina rimaneva sempre vuota.
Arrivò tutto il palazzo, la voce si sparse per la capitale e si raccolse una grande folla. Era in ballo il prestigio dell’imperatore. Disse ai suoi visir: “Se l’intero impero è perduto, sono pronto a perderlo, ma non posso essere sconfitto da questo mendicante”.
Diamanti, perle, smeraldi, il suo tesoro si stava svuotando. Quella ciotola sembrava senza fondo. Ogni cosa che vi veniva messa , ogni cosa! Immediatamente scompariva, perdeva la sua esistenza. Arrivò la sera, e la gente era lì immobile in silenzio. Il re cadde ai piedi del mendicante e disse: “Dimmi solo una cosa. Hai vinto – ma prima di andartene, soddisfa la mia curiosità. Di che cosa è fatta quella ciotola?”
Il mendicante rise e disse” È fatta della mente umana. Non c’è nessun segreto. È semplicemente fatta di desiderio”.
Questa comprensione trasforma la vita. Vai dentro un desiderio –qual è il suo meccanismo? Prima c’è una grande eccitazione, grande tensione, avventura. Senti una grande spinta. Qualcosa sta per accadere, e tu sei lì al momento giusto. E dopo hai la tua automobile, il tuo yacht, la casa, hai la donna, improvvisamente è ancora tutto senza senso.
Cos’è accaduto? La tua mente l’ha de materializzato. L’automobile è in garage, ma non c’è più l’eccitazione di prima. L’eccitazione era solo nell’averla, e ti sei talmente ubriacato con il desiderio che ti sei dimenticato del tuo spazio interiore. Ora, il desiderio esaudito, l’auto in garage, la donna nel tuo letto, i soldi nel conto corrente, ancora l’eccitazione scompare. C’è ancora vuoto, pronto a mangiarti. Devi creare subito un altro desiderio per scappare dall’abisso.
Ecco come ci muoviamo da un desiderio all’altro. Ecco come si rimane un mendicante. La vita lo prova, ogni desiderio frustra. E quando raggiungi lo scopo hai bisogno di un nuovo desiderio.
Il giorno in cui capirai che il desiderio in quanto tale fallirà arriverà il giro di boa della tua vita. L’altro viaggio è dentro. Vai dentro, torna a casa.

Il desiderio ha anche un altro aspetto, decisamente più interessante; quando si trasforma in anelito è il filo che ci aiuta ad uscire dal labirinto della ragione, e la nostra vera vita si rivela. E’ lì che l’energia vibra.

Occorre perciò fare un lavoro preliminare, trovare la distinzione fra i desideri indotti, i desideri immediati e i desideri profondi. Fatto questo, riconosciamo il nostro vero bisogno, e possiamo sfregare la lampada di Aladino senza paura che il Genio della lampada fraintenda le nostre richieste. Attenzione, perché una volta espresso un desiderio, l’Esistenza lo esaudisce!

 

E’ come trovare il filo che Arianna ci porge per uscire dalla ragione e dai suoi labirinti prestabiliti, per raggiungere quel Minotauro che si nasconde dentro e affrontarlo. Il desiderio diventa un’avventura dello spirito che conduce verso la verità. Entrando con onestà nel nostro anelito togliamo un grande strato di condizionamenti al nostro essere: non rinunciamo a priori, non ci adeguiamo alla realtà circostante senza farci domande. Al contrario, troviamo il coraggio di accettare il nostro de-siderio, cioè sentire la mancanza delle stelle.

Un viaggio complesso, alla fine, quello del desiderio: da macchine desideranti diventiamo esseri consapevoli, manteniamo il timone della nostra barca guidando il mezzo verso la direzione voluta. Ci saranno tempeste, ma almeno sappiamo dov’è il timone e come usarlo.


Ecco un suggerimento di lettura:

– una carta per il nostro vero desiderio qui e ora;

– una carta per come realizzarlo;

– una carta per gli strumenti di cui potremo disporre;

– una carta per ciò a cui possiamo rinunciare pur di vedere realizzato il nostro desiderio.

 

I doni che abbiamo ricevuto alla nascita

I doni che abbiamo ricevuto alla nascita, il talento e la vocazione

“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o un disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. E’ il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino”.

James Hillman “Il codice dell’anima”

 

Il talento e la vocazione sono due cose distinte, che spesso confondiamo. Nel senso che il talento è lo strumento che ci è stato dato in dono alla nascita per poter compiere la nostra missione sul Pianeta Terra.  Quindi partendo dal presupposto c’è un motivo per il quale la nostra soggettività, unica e irripetibile, è arrivata a camminare su questo pianeta, abbiamo bisogno di risorse interiori per portare a termine la nostra missione, e queste risorse corrispondono ai talenti, alle nostre capacità innate, in breve a ciò che ci risulta facile  fare. Leggi tutto “I doni che abbiamo ricevuto alla nascita”

La carta n. XXI -Il Mondo

L’ultima carta degli Arcani Maggiori: Il Mondo

n. XXI – Il Mondo

Siamo arrivati alla conclusione di un ciclo, ora l’ordine è perfetto. Tutto quello che abbiamo chiesto e desiderato è nelle nostre mani. E ora? Nell’esistenza umana, gli esami e i problemi non finiscono mai.

Sembra un uovo di Pasqua, questa immagine, con le fronde tutt’intorno a ricordare la primavera, la rinascita della Natura dopo l’inverno.

Dentro l’uovo c’è l’essere umano, liberato della persona,della maschera, nudo e libero di fronte alle esperienze.

Il nostro desiderio è stato esaudito,la nostra fatica è giunta a conclusione. Se avessimo deciso di leggere tutta l’enciclopedia ora saremmo a Zuzzurellone. Ma abbiamo bisogno di andare avanti, ciò che credevamo di vitale importanza per noi ora è superato.

Questa carta ci ricorda che è il cammino quello che conta, non la meta.

Ricetta della Temperanza

Ricetta della Temperanza:

Raffaello Sanzio - Virtù e la legge - Musei Vaticani
Raffaello Sanzio – Virtù e la legge – Musei Vaticani

prendiamo tutti i nostri desideri; aggiungiamo le passioni. Poi prendiamo l’istinto, quello che ci fa annusare i pericoli e i corpi, quello che guida la nostra vita più basilare.

Mettiamo tutto il un pentolone sospeso ad una corda, che sarà a sua volta attaccata a una quercia antica.

Aggiungiamo un pizzico di equilibrio, un respiro di pazienza e tanta attenzione.

Per ultima cosa, indossiamo il morso nella bocca, che ci impedisca di parlare troppo precipitosamente, e copriamo la nostra spada con un fodero, che non ci permetta di ferire nessuno.

Stefano da Ferrara (attribuito), Temperantia, particolare, 1360-1370, Ferrara, Casa Minerbi Del Sale

 

A fine cottura, ma ci vorrà molto, molto tempo, avremo la chiave per aprire la città di Dio.

 

 

 

Parliamo di virtù

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Delle quattro virtù cardinali nei tarocchi sono presenti la Forza (la carta n. VIII del mazzo Rider Waite), la Giustizia (la carta n. XI del mazzo Rider Waite) e la Temperanza (la carta n. XIV).  Non è presente la Prudenza.

Ma cos’è la virtù? Se da una parte pensando alla qualità di questa parola ci vengono alla mente sacrifici e fatiche allo scopo di essere “più buoni”, dall’altra ci arrivano immagini di purezza e santità. Proviamo ad andare oltre tutti questi condizionamenti,questi bei dipinti che coprono la verità. Aristotele  nell’Etica Nicomachea cita un proverbio:

Nessuno è deliberatamente miserabile né involontariamente felice.

Secondo Aristotele, infatti, l’esercizio abituale delle virtù è una via volontaria alla felicità; gli accidenti succedono inevitabilmente, nel corso della nostra esistenza, ma per mezzo dell’esercizio delle virtù possiamo cercare una via alla felicità.