I doni che abbiamo ricevuto alla nascita

8 Aprile 2018 By Archan Paola Migliori 1

I doni che abbiamo ricevuto alla nascita, il talento e la vocazione

“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o un disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. E’ il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino”.

James Hillman “Il codice dell’anima”

 

Il talento e la vocazione sono due cose distinte, che spesso confondiamo. Nel senso che il talento è lo strumento che ci è stato dato in dono alla nascita per poter compiere la nostra missione sul Pianeta Terra.  Quindi partendo dal presupposto c’è un motivo per il quale la nostra soggettività, unica e irripetibile, è arrivata a camminare su questo pianeta, abbiamo bisogno di risorse interiori per portare a termine la nostra missione, e queste risorse corrispondono ai talenti, alle nostre capacità innate, in breve a ciò che ci risulta facile  fare.

Platone, ne La Repubblica, racconta, per mezzo del Mito di Er, cosa accade alle anime degli uomini dopo la morte. Usa un mito, cioè una specie di racconto fantastico, per dire ciò che è indicibile, per un essere umano. In queste pagine, alla fine del libro, si parla di daimon. A ogni soggetto viene data la possibilità di scegliersi un daimon, che veglierà sulla sua vita e che guiderà i suoi atti con intuizioni e accidenti di percorso.

Er è un soldato valoroso, muore durante una battaglia. Al momento dell’accensione della pira funeraria, il corpo di Er sta per essere cremato, Er si sveglia, e racconta di essere stato nel al di là, e di aver ricevuto l’incarico di raccontare cosa accade all’anima dopo la morte. La sua anima,insieme alle altre,si è diretta verso i giudici, che mettono sul petto delle anime buone il giudizio positivo sulla vita trascorsa, e danno loro l’indicazione di salire in alto a destra. Alle anime cattive il giudizio è messo sulla schiena,e l’indicazione che ricevono è quella di andare in basso a sinistra. Mille anni trascorreranno le anime,buone e cattive, a godere della bellezza del cielo oppure a soffrire le pene sotto la terra. Concluso questo periodo si ritrovano in una radura e si avviano verso una nuova vita mortale. A una a una raccolgono la sorte che viene loro gettata, e vanno verso Ananke,(Necessità) per scegliere una fra le vite disponibili. Infine, passavano dalle tre figlie di Ananke, le tre Moire: Lachesi il passato, Cloto il presente, Atropo il futuro. Quando passavano da Lachesi,

 “a ciascuno ella dava come compagno il demone che quegli si era preso, perché gli fosse guardiano e adempisse il destino da lui scelto”.

Ci dice quindi Platone che abbiamo scelto il nostro destino, e che per adempierlo abbiamo l’aiuto di un demone, che ci ha assegnato Lachesi, figlia di Ananke.

Il filosofo e psicanalista junghiano James Hillman, riprende il concetto del mito di Er, e nel citato libro Il codice dell’anima ci racconta la teoria della ghianda, una teoria secondo la quale ognuno di noi viene al mondo con una sorta di seme interiore, che vuole germogliare e dare luogo ad una possente, maestosa quercia, che faccia ombra nei giorni di sole e che protegga i viandanti nei giorni di pioggia.

Partendo da questo presupposto, seguendo le orme di James Hillman, proviamo a giocare con i nostri arcani maggiori.

Ognuno dei 22 arcani  rappresenta una vocazione, ci dà l’indicazione del daimon che portiamo dentro di noi, o meglio che ci riempie.  La vocazione, per esprimersi, utilizza sistemi che non ci sono  sempre graditi: ogni ostacolo o difficoltà rappresentano una prova da superare per completare il percorso al quale siamo chiamati.

Ma a cosa siamo chiamati?

Come al solito occorre andare dentro, fare spazio a quello che è già lì, presente. Meditando, concedendo un po’ di spazio allo sguardo verso l’interno di sé, per l’esercizio delle virtù, percorrendo quindi la via maestra per la felicità.


Con l’animo predisposto a fare qualcosa di assolutamente improduttivo, molto eccitante e spaventosamente innovativo, possiamo prendere 4 arcani maggiori:

– uno per il mio Daimon
– uno per le prove che devo superare
– uno per i talenti che mi aiutano
– uno per diventare ciò che sono!

Buon divertimento!