Ricetta della Temperanza

Ricetta della Temperanza:

Raffaello Sanzio - Virtù e la legge - Musei Vaticani
Raffaello Sanzio – Virtù e la legge – Musei Vaticani

prendiamo tutti i nostri desideri; aggiungiamo le passioni. Poi prendiamo l’istinto, quello che ci fa annusare i pericoli e i corpi, quello che guida la nostra vita più basilare.

Mettiamo tutto il un pentolone sospeso ad una corda, che sarà a sua volta attaccata a una quercia antica.

Aggiungiamo un pizzico di equilibrio, un respiro di pazienza e tanta attenzione.

Per ultima cosa, indossiamo il morso nella bocca, che ci impedisca di parlare troppo precipitosamente, e copriamo la nostra spada con un fodero, che non ci permetta di ferire nessuno.

Stefano da Ferrara (attribuito), Temperantia, particolare, 1360-1370, Ferrara, Casa Minerbi Del Sale

 

A fine cottura, ma ci vorrà molto, molto tempo, avremo la chiave per aprire la città di Dio.

 

 

 

Parliamo di virtù

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Delle quattro virtù cardinali nei tarocchi sono presenti la Forza (la carta n. VIII del mazzo Rider Waite), la Giustizia (la carta n. XI del mazzo Rider Waite) e la Temperanza (la carta n. XIV).  Non è presente la Prudenza.

Ma cos’è la virtù? Se da una parte pensando alla qualità di questa parola ci vengono alla mente sacrifici e fatiche allo scopo di essere “più buoni”, dall’altra ci arrivano immagini di purezza e santità. Proviamo ad andare oltre tutti questi condizionamenti,questi bei dipinti che coprono la verità. Aristotele  nell’Etica Nicomachea cita un proverbio:

Nessuno è deliberatamente miserabile né involontariamente felice.

Secondo Aristotele, infatti, l’esercizio abituale delle virtù è una via volontaria alla felicità; gli accidenti succedono inevitabilmente, nel corso della nostra esistenza, ma per mezzo dell’esercizio delle virtù possiamo cercare una via alla felicità.