La carta n. XXI -Il Mondo

L’ultima carta degli Arcani Maggiori: Il Mondo

n. XXI – Il Mondo

Siamo arrivati alla conclusione di un ciclo, ora l’ordine è perfetto. Tutto quello che abbiamo chiesto e desiderato è nelle nostre mani. E ora? Nell’esistenza umana, gli esami e i problemi non finiscono mai.

Sembra un uovo di Pasqua, questa immagine, con le fronde tutt’intorno a ricordare la primavera, la rinascita della Natura dopo l’inverno.

Dentro l’uovo c’è l’essere umano, liberato della persona,della maschera, nudo e libero di fronte alle esperienze.

Il nostro desiderio è stato esaudito,la nostra fatica è giunta a conclusione. Se avessimo deciso di leggere tutta l’enciclopedia ora saremmo a Zuzzurellone. Ma abbiamo bisogno di andare avanti, ciò che credevamo di vitale importanza per noi ora è superato.

Questa carta ci ricorda che è il cammino quello che conta, non la meta.

Ricetta della Temperanza

Ricetta della Temperanza:

Raffaello Sanzio - Virtù e la legge - Musei Vaticani
Raffaello Sanzio – Virtù e la legge – Musei Vaticani

prendiamo tutti i nostri desideri; aggiungiamo le passioni. Poi prendiamo l’istinto, quello che ci fa annusare i pericoli e i corpi, quello che guida la nostra vita più basilare.

Mettiamo tutto il un pentolone sospeso ad una corda, che sarà a sua volta attaccata a una quercia antica.

Aggiungiamo un pizzico di equilibrio, un respiro di pazienza e tanta attenzione.

Per ultima cosa, indossiamo il morso nella bocca, che ci impedisca di parlare troppo precipitosamente, e copriamo la nostra spada con un fodero, che non ci permetta di ferire nessuno.

Stefano da Ferrara (attribuito), Temperantia, particolare, 1360-1370, Ferrara, Casa Minerbi Del Sale

 

A fine cottura, ma ci vorrà molto, molto tempo, avremo la chiave per aprire la città di Dio.

 

 

 

Parliamo di virtù

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Delle quattro virtù cardinali nei tarocchi sono presenti la Forza (la carta n. VIII del mazzo Rider Waite), la Giustizia (la carta n. XI del mazzo Rider Waite) e la Temperanza (la carta n. XIV).  Non è presente la Prudenza.

Ma cos’è la virtù? Se da una parte pensando alla qualità di questa parola ci vengono alla mente sacrifici e fatiche allo scopo di essere “più buoni”, dall’altra ci arrivano immagini di purezza e santità. Proviamo ad andare oltre tutti questi condizionamenti,questi bei dipinti che coprono la verità. Aristotele  nell’Etica Nicomachea cita un proverbio:

Nessuno è deliberatamente miserabile né involontariamente felice.

Secondo Aristotele, infatti, l’esercizio abituale delle virtù è una via volontaria alla felicità; gli accidenti succedono inevitabilmente, nel corso della nostra esistenza, ma per mezzo dell’esercizio delle virtù possiamo cercare una via alla felicità.

 

La carta n. 0: Il Matto

Giotto-_The_Seven_Vices_-_FoolishnessLa carta n. 0: Il Matto 

Questa immagine della stultitia di Giotto, presente nella parete dedicata ai vizi, nella Cappella degli Scrovegni a Padova, ci guida nel viaggio del Matto attraverso i secoli.

Il cappello piumato, il bastone, la nudità dei piedi, le vesti stracciate rimarranno i segni caratteristici di questa figura fino al 1600, quando poi si aggiungono animali, strumenti musicali fino ad arrivare all’immagine del 1900, dove il cane abbaia ai piedi del Matto, che porta un fagotto e una rosa bianca.

 

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Ecco infatti la carta n. 0 dei Tarocchi, così come l’hanno immaginata e elaborata Sir Edward Waite e Pamela Colman Smith nel mazzo Rider Waite.

Ogni carta del mazzo di Tarocchi ci può portare a esplorare mondi psicologici, filosofici, artistici, culturali e storici. La ricerca di questi strati di conoscenza è molto appassionante per chi desidera esplorare se stessa/se stesso, la psiche umana e la sua evoluzione.

La carta del Matto,tradizionalmente definita come la carta dell’irrazionalità, della follia appunto, non è solamente questo.

Entrando nell’iconografia ci si può avventurare in nuovi e diversi significati, che spesso hanno molto a che vedere con le nostre vite, anche se non ci reputiamo matti.

La spinta rivoluzionaria che lo studio dei Tarocchi dà alle nostre vite è quella di uscire dall’ordinario, dall’ovvio. Un esercizio di consapevolezza e di decostruzione degli ostacoli alla nostra felicità.


“-Quale rovina s’è abbattuta sull’armata imperiale? – questa domanda probabilmente il cavaliere ha rivolto al primo essere vivente incontrato:qualcuno così lordo e sbrindellato che da lontano somigliava al Matto dei tarocchi e da vicino si scopriva essere un soldato ferito e zoppicante in fuga dal campo della carneficina.

Nel muto racconto del nostro ufficiale la voce di questo scampato suona stonata chioccia farfugliante in un dialetto mal intellegibile frasi smozzicate del tipo: – Non stia a far bischerate, sor tenente! Chi ha gambe scappi!La frittata ha dato il giro! Quello è un esercito che chi lo sa di dove canchero è uscito,mai visto prima, scatenassi satenati! Sul più bello eccoteli lì che ci piombano tra collo e capo e già eravamo buoni per le mosche! Tienti coperto, sor ufficiale, e passa al largo! -E già il soldataccio s’allontana mostrando le vergogne dal rotto delle brache, annusato dai cani randagi come fratello loro nel puzzo, trascinandosi dietro il fagotto del bottino racimolato nelle tasche dei cadaveri”.

Italo Calvino – Il castello dei destini incrociati